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Un imprevisto sulla strada per Santiago

7 maggio 2009 · post scritto da Paola · Nessun commento

Ecco quanto ci scrive Gabriella che ha raggiunto la Cruz de Hierro:

Voglio oggi raccontarvi di uno strano imprevisto.
Mentre salivo alla Cruz de Hierro, proprio all’ultimo paese, ho visto una chiesa aperta da cui usciva un canto gregoriano. Incuriosita e stupita del fatto che ci fosse una chiesa aperta alle 10 del mattino sono entrata e ho trovato un cartello che parlava di una comunita’ di monaci missionari benedettini nel paese.
Sono andata a cercare il monastero e, non so cosa mi abbia spinto, ho suonato per sapere se c’era un monaco che parlasse italiano.

E’ arrivato un giovane dalla faccia buona, che mi ha subito fatto entrare e con cui mi sono un po’ sfogata sulla mancanza di assistenza spirituale che avevo trovato lungo il cammino.
Alla fine il monaco mi ha detto che se volevo fermarmi a Rabanal avrei potuto partecipare alle loro preghiere. Avrei potuto anche fermarmi al monastero ma la loro regola vuole che ci si possa fermare solo se per almeno due notti.

L’idea di fermarmi dopo solo un’ora e mezzo di cammino e/o per due giorni mi ha un po’ scombussolata,mi pareva quasi uno spreco. Ma come, tutti i miei piani per recuperare quel che non avevo fatto il giorno prima a causa del brutto tempo? E poi la voglia di tornare a casa. Certo che quando ho realizzato che avevo ancora 19 giorni a disposizione e che per arrivare a Santiago ne bastavano 11/12, che non avevo alcuna prenotazione che mi vincolasse ad un rientro, che finalmente avevo trovato un posto dove erano disposti a prestare quella assistenza di cui lamentavo l’assenza, beh, in 5 minuti ho deciso di restare.

E’ stata una scelta molto felice e certo non e’ stato tempo perso, ma speso molto bene.
Questa pausa dal cammino mi ha dato la giusta distanza e finalmente mi sono lasciata prendere dal cammino.
Quando si dice che non e’ il pellegrino che fa il cammino,ma il cammino che fa il pellegrino, si vuole dire proprio questo. E’ il cammino che ti deve parlare, e bisogna imparare ad ascoltare.
I monaci (quattro, due spagnoli e due tedeschi) sono stati davvero ospitali e affettuosi. E poi devo confessare che due notti di camera singola, con lenzuola pulite, in un ambiente profumato, in assoluto riposo fisico e grande ricarica spirituale mi ci volevano proprio.

Una delle grandi scoperte e’ stata che anche il priore parla un po’ l’italiano semplicemente perche’ ama l’opera e in particolare Bellini. Io pensavo che al mondo ci fosse solo mio marito cosi’ appassionato di Bellini, ma vi assicuro che la faccia del priore gia’ al solo parlare di opera italiana, ma poi al sentirla e’ una delle cose piu’ simpatiche che abbia visto.
La domenica sono poi ripartita verso il punto piu’ alto del cammino molto ricaricata, e l’arrivo alla Cruz de Hierro e’ stato molto alto anche spiritualmente, cantando il duetto dei Puritani.
Ma la grossa conquista e’ stata la sensazione di liberta’ anche da me stessa e dai miei progetti: sapersi fermare, saper rinunciare, lasciarsi portare dagli eventi.
Non aggiungo altro, sarebbe troppo complicato. Ma e’ stato bello per me pensare che le diffiolta’ dei giorni precedenti, la fatica, la caviglia, il mal tempo, il malumore, l’amor proprio ferito, erano tutti segni di un destino che mi voleva a monte Irago proprio in quel luminoso sabato e sulla Cruz de Hierro la domenica.

La discesa poi e’ stata semplicemente magica. il sentiero passa per una gola piena di fiori profumati che con il gran caldo che e’ arrivato anche qui, davano quasi stordimento.
Oggi sono arrivata all’inizio dell’ultiima grande salita del cammino, e dopo saro’ finalmente in Galizia.
Mancano solo 190 km alla meta.
Il mio piede e’ sempre molto rosso e purulento, e la notte e’ un problema dormire.
Questa mattina ho dovuto comprare delle scarpe nuove, basse, perche’ la caviglia avendo la pelle cosi’ sensibile fa facilmente le vesciche e ieri ne ho bucata una proprio dietro, alla base del polpaccio, e stamattina non riuscivo a tenere gli scarponi neanche slacciati.
E cosi’ il mio zaino e’ diventato piu’ pesante, anche perche’ non oso abbandonare i miei scarponi sul bordo della strada come fanno molti. Non si sa mai, se dovesse tornare la pioggia mi servono delle scarpe pesanti.
Oggi ho comprato anche la terza pomata al cortisone, ogni volta piu’ forte, secondo indicazioni giunte dall’Italia, e speriamo bene che la cosa vada a posto prima della fine del cammino.
Adesso vado a dormire, e’ tardi (le 21) e domani ho appiuntamento con un’americana per salire insieme.
Buona notte a tutti e a voi buona serata.
Gabriella

Tags: Il Cammino di Gabriella

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