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Riflessioni di un amico dopo l’incontro con Don Ciotti

26 gennaio 2009 · post scritto da sandro · 1 commento

Venerdì sera in San Pietro in Sala c’è stato un incontro con Don Ciotti, fondatore del gruppo Abele e di Libera.. Un cinema. Tanta gente. Lui che parla, ascolta, discute. Bene. Molto bene.

Sentendolo parlare mi sono parse evidenti due o tre cose.

Il problema della legalità in Italia è un problema che si potrà risolvere solo con un recupero di quello che Montensquieu chiamava “lo spirito delle leggi”. Quando Don Ciotti dice che la legalità non è uno scopo, ma uno strumento che unito alla solidarietà deve tendere alla giustizia credo intenda questo.

In Italia siamo invasi da leggi e leggine. Siamo invasi da un modo di legiferare fatto solo per gli addetti ai lavori, i quali, a loro volta, spesso si perdono in tale mare magnum. Ma se prima delle leggi e leggine l’Italia ritrovasse “lo spirito delle leggi”, quel comune sentire che è pratica quotidiana…

e che fa discernere il giusto dall’ingiusto non assisteremmo più (o meno) a sentenze con le quali i giudici ci spiegano perché uno è colpevole, profondamente e intimamente colpevole, ma deve essere mandato assolto per mancanza dei presupposti che a norma di Codice rendono quel reato “reato”.

E non sto qui difendendo un certo giustizialismo, ma solo dico che un Codice Civile e Penale bulimico non può essere il paravento dietro il quale chi più può si nasconde.

Questo semmai è un compito che tutti dobbiamo assumerci, perché se la Magistratura dovesse iniziare (e speriamo che lo faccia) ad agire così, assisterremmo sicuramente a sentenze di secondo o terzo grado che ribaltano quel comune sentire e lì, proprio lì dovrebbe iniziare il compito del giornalismo e della pubblica opinione.

Se questo è vero la Chiesa, dice Don Ciotti, avrebbe un compito essenziale nel promuovere e denunciare questo stato di cose, ma Don Ciotti stesso non sembra aver questa enorme fiducia nel ruolo della istituzione, confidando maggiormente nella spinta di tutti noi.

La legalità diffusa come strumento di difesa anche verso le spinte più estreme ed eversive della illegalità, verso la Mafia, verso la criminalità organizzata, perché cittadini che hanno sempre rispettato le leggi, tutte le leggi, comprese e soprattutto (nella normalità delle nostre vite da impiegati, liberi professionisti, insegnanti, ecc.) quelle fiscali e contributive saranno meno ricattabili e più saldi nell’escludere ogni contatto, per quanto saltuario, con quelle frange estreme. Il problema della ricattabilità della cosiddetta società sana da parte dei criminali è un problema che stando seduti al computer sembra lontano, ma temo sia vita di ogni giorno per molti professionisti, giudici, avvocati, giornalisti che per lavoro sono o possono essere più vicini ai fenomeni mafiosi.

Infine il tema della giustizia come tensione alla riduzione delle disparità sociali, che è anche più sicurezza e tranquillità per tutti, perché una maggiore giustizia distributiva, come direbbero gli economisti, riduce le tensioni, le invidie, la rabbia che poi sfociano in malessere sociale, in insicurezza nelle nostre strade. I briganti dell’ottocento e dei tempi ancora più antichi non sono stati sconfitti solo dalle cosiddette forze dell’ordine, polizia o esercito che fosse, ma dall’innalzamento del benessere comune, dalla crescita del livello di reddito di tutti che hanno svuotato il bacino della rabbia, del malcontento e, soprattutto, della povertà nel quale i malfattori erano cresciuti.

Riduzione delle disparità sociali significa anche accoglienza e solidarietà vera, verso i diciottomila, dice Don Ciotti, morti ai confini del nostro impero nel tentativo di entarvi o verso quel bambino che muore di fame e mal nutrizione ogni minuto delle nostre giornate. Don Ciotti finisce idealmente dicendo: non indignazione, non rabbia, ma impegno, rivolta, insieme.

Tags: Educazione e figli · Oratorio

1 commento

  • 1 Paola // 26 gennaio 2009 at 16:11

    In questo blog non c’è pubblicità.
    Si tratta di una scelta precisa, ma per una volta mi pare valga la pena di ignorarla e lo faccio per segnalarvi i vini Centopassi.
    Si tratta di una linea di vini fortemente voluti da don Ciotti e prodotti da una cooperativa creata per gestire le terre siciliane confiscate alla mafia.

    L’altra sera don Ciotti diceva che il cambiamento ha bisogno di noi, che anche un piccolo gesto, insieme ad altri, può fare la differenza. E allora da parte mia vi segnalo che sul sito http://www.cantinacentopassi.it e sul sito http://www.liberaterra.it si possono acquistare questi vini e altri prodotti al sapore di legalità e contribuire a dare una piccola spallata alla mafia.

Cosa ne pensi?