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L’importanza di incoraggiare i nostri ragazzi

19 ottobre 2009 · post scritto da Paola · 2 commenti

Incoraggiare un amico è bello: ti fa sentire vicino a lui, perché ne cogli una difficoltà, perché sei attento al suo sentire e ti dà anche una sensazione di forza, perché tu sai che lui ce la farà e glielo dici, per trasmettergli quella fiducia e quell’ottimismo che lo aiuterà a raggiungere i suoi obiettivi.
Ma questa relazione virtuosa, da cui tutti escono vincenti e rafforzati, con i figli a volte sembra incepparsi e tutto si fa più difficile.

L’incoraggiamento nella pratica educativa dei figli: è stato proprio questo il tema che Don Domenico, grazie alla sua esperienza di psicologo, ha affrontato domenica scorsa nel primo incontro che ha aperto il ciclo di conferenze della Scuola dei genitori di quest’anno.
La sala del cinema dell’oratorio era gremita come al solito e il Dondo ci ha introdotti all’argomento proiettando alcune scene di film in cui dei padri incoraggiavano – in contesti diversi – i propri figli.

Ma perché è così importante incoraggiare i propri figli?

Perché è il modo migliore per indurli ad attivare la fiducia in se stessi, condizione indispensabile per scoprire le proprie potenzialità creative e farli crescere con la consapevolezza che, anche di fronte a una situazione imprevedibile, hanno in sé le risorse per raggiungere gli scopi che si sono prefissi.

E’ quello che il Dondo, citando Adler, ha definito il “Sé creativo”, cioè la capacità di esprimere le proprie potenzialità creative attraverso l’azione, una capacità che richiede un buon livello di autostima e che quindi viene influenzata dall’incoraggiamento che un ragazzo riceve dai propri educatori.
E proprio qui tante volte, quando si parla dei propri figli, nasce il malinteso, perché spesso si confonde l’incoraggiamento con l’addestramento: hai studiato le tabelline? alleniamoci con l’ortografia! non hai metodo nello studio……mi sembra di sentirmi e poco importa che le mie intenzioni siano quelle di indurlo al miglioramento, perché alla fine mi dimentico quasi sempre di riconoscere le sue competenze, il suo impegno, di dirgli “Bravo!”.

Non bisogna cadere dunque nella tentazione di riempire con i nostri contenuti il progetto dei nostri figli, ma bisognerebbe cercare di aiutarli attraverso l’incoraggiamento a comprendere che loro valgono per “quello che sono” e non semplicemente per “quello che potrebbero essere”.
Infatti, contrariamente a quanto in genere si pensa, la relazione dell’individuo con il mondo esterno è determinata solo marginalmente dall’ereditarietà e dall’ambiente, mentre ciò che pesa maggiormente è la percezione del proprio vissuto che costituisce la base su cui si costruiscono le proprie specifiche modalità creative.

Un ragazzo che ha un’immagine distorta di sé cercherà di scoraggiare gli sforzi di coloro che tentano di infondergli coraggio convincendoli delle loro inadeguatezze, ma in questo caso se avremo il coraggio di riconoscerci imperfetti potremo essere più incoraggianti e costruttivi.
D’altro canto l’aspirazione al miglioramento, alla competenza, alla completezza è presente in ogni individuo.

Nell’uomo ci sono due istanze innate il cui equilibrio rappresenta la salute mentale: il sentimento sociale, cioè la capacità di empatia, di cooperazione con gli altri, e la volontà di potenza, cioè il bisogno di affermarsi attraverso la realizzazione di un proprio Sé creativo in correlazione con le proprie esigenze e quelle della comunità.

Ogni individuo tende dunque verso l’alto, si muove da un sentimento di inferiorità, tipico dell’infanzia nei confronti del mondo degli adulti, verso uno sforzo per emergere ed esprimere la propria potenzialità creativa. L’incoraggiamento e l’affetto sono due leve straordinarie per favorire tale processo e aiutare il ragazzo a manifestare le proprie capacità e attitudini.

E allora ecco uno specchietto, un memo con otto punti da tener presente per incoraggiare i nostri figli ad affrontare la vita:

1. cercare un miglioramento, anche minimo, senza mirare alla perfezione
2. apprezzare l’impegno, più dei risultati conseguiti
3. comunicare la propria fiducia
4. valutare diversamente gli errori in modo da non considerarli insuccessi
5. aiutare il ragazzo ad accettare di non essere perfetto
6. ricordarsi che lo scoraggiamento è contagioso
7. saper vincere il pessimismo tendendo verso un approccio ottimistico nei confronti della vita
8. stimolare il soggetto senza spingerlo oltre le sue reali capacità

Chiudo con le parole di Alfred Adler che scriveva: “Dobbiamo essere noi artefici della nostra vita, questo è il nostro compito e noi siamo in grado di affrontarlo. Noi siamo padroni delle nostre azioni e se c’è da fare qualcosa di nuovo o da sostituire qualcosa di vecchio nessuno deve farlo al nostro posto. Se si affronta la vita in questo modo, come una cooperazione di esseri umani indipendenti, noi non vediamo limiti che possono essere posti al progresso della società umana.”

Tags: Educazione e figli

2commenti

  • 1 Franca // 11 novembre 2009 at 14:10

    Significativo. Toccante il filmato.
    Chiedo a Paola: quali altri spezzoni di film sono stati proiettanti nell’occasione. Grazie
    Franca

  • 2 Paola // 11 novembre 2009 at 18:30

    Da Rocky Balboa

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